Dopo l’ablazione, la perdita di peso non ha ridotto le recidive di fibrillazione atriale nello studio HOBIT-AF

Perdere peso può migliorare il profilo metabolico senza necessariamente ridurre le recidive di aritmia dopo un’ablazione. Nello studio randomizzato HOBIT-AF, condotto su 167 persone obese, un intervento per la perdita di peso non ha mostrato benefici aggiuntivi sulle recidive di fibrillazione atriale o tachicardia atriale rispetto alle cure abituali. Nel dossier è disponibile soltanto l’abstract PubMed.

Illustrazione di una registrazione del ritmo cardiaco dopo un’ablazione per fibrillazione atriale.
NutrizioneIllustrazione editoriale, non un dato dello studio.

Un programma valutato dopo un’ablazione

L’obesità è un fattore di rischio per la fibrillazione atriale. Ma un’associazione tra riduzione del peso e diminuzione dei disturbi del ritmo non garantisce che un programma dimagrante apporti un beneficio aggiuntivo dopo un’ablazione transcatetere.

HOBIT-AF ha assegnato casualmente 167 partecipanti a un intervento complesso per la perdita di peso, per 85 persone, e a un gruppo di controllo che riceveva le cure abituali, per 82 persone. L’età riportata era di 59 anni e l’indice di massa corporea di 35,6 kg/m². La fibrillazione atriale era prevalentemente parossistica, cioè si manifestava a episodi.

L’intervento durava 15 mesi, dal terzo al diciottesimo mese dopo l’ablazione. L’abstract non ne descrive nel dettaglio le diverse componenti. L’esito primario riguardava la variazione del carico di fibrillazione atriale o tachicardia atriale, valutato mediante registrazioni Holter di 14 giorni all’inizio e alla fine del follow-up.

Un beneficio metabolico, nessuna riduzione osservata delle recidive

Alla fine dell’intervento, il gruppo attivo aveva perso in media il 6,8 % del peso iniziale, con un miglioramento dei parametri metabolici. L’abstract non precisa tuttavia quali parametri siano migliorati né l’entità di ciascun cambiamento.

La percentuale di partecipanti senza recidive di fibrillazione atriale o tachicardia atriale era simile nei due gruppi: 70,4 % con l’intervento contro 69,6 % con le cure abituali. I ricercatori non hanno osservato neppure un’ulteriore riduzione del carico aritmico.

Un risultato che resta specifico di questo contesto

Gli autori propongono una possibile spiegazione: dopo l’ablazione, il carico aritmico era già basso e lasciava poco margine per un ulteriore miglioramento. Si tratta di un’ipotesi interpretativa, non di un meccanismo dimostrato da questo studio.

Questi risultati non mostrano che perdere peso sia inutile nelle persone obese con fibrillazione atriale. Indicano che, in questo contesto, dopo l’ablazione e nel periodo studiato, il programma non ha dimostrato una riduzione delle recidive. L’assenza di una differenza osservata non basta neppure a stabilire l’equivalenza delle due strategie.

I limiti da tenere a mente

Questa analisi si basa esclusivamente sull’abstract PubMed, senza consultazione del testo integrale. Non è stato possibile verificare le componenti dell’intervento, gli effetti indesiderati, il finanziamento e i conflitti di interesse. I risultati riguardano pazienti obesi dopo l’ablazione, prevalentemente affetti da fibrillazione atriale parossistica, e non sono direttamente estrapolabili ad altre situazioni.

Cosa possiamo ricavare

In HOBIT-AF, la perdita di peso si è accompagnata a un migliore profilo metabolico, ma non a un beneficio dimostrato sulle recidive di aritmia dopo l’ablazione. Questi due risultati non vanno confusi.

Fonti e provenienza

Partager cet article

X f in

Un errore o una fonte da segnalare? Contattare la redazione.