Asimmetrie tra le gambe: l’allenamento mirato sembra utile, ma la sua superiorità non è accertata

Bisogna allenare di più la gamba più debole per ridurre le differenze tra i due lati? Una revisione sistematica su 297 atleti suggerisce che i programmi mirati riducono più regolarmente queste asimmetrie. La loro superiorità in termini di prestazioni resta però da confermare, e i risultati non dimostrano una riduzione degli infortuni.

Atleta che esegue un esercizio di potenziamento muscolare su una gamba.
AllenamentoIllustrazione editoriale, non un dato dello studio.

Programmi mirati a confronto con un allenamento generale

La revisione raccoglie 11 studi condotti su atleti sani, di età compresa tra 12 e 30 anni. Gli interventi riguardavano gli arti inferiori e duravano almeno quattro settimane. Ogni studio doveva misurare l’evoluzione delle asimmetrie tra le gambe e almeno un esito relativo alla prestazione fisica.

I ricercatori hanno distinto due confronti: i programmi individualizzati che fornivano uno stimolo maggiore all’arto identificato come più debole rispetto ai programmi che sollecitavano entrambi i lati allo stesso modo, e l’allenamento unilaterale rispetto a quello bilaterale. Queste distinzioni contano: lavorare su una gamba alla volta non significa necessariamente adattare l’allenamento all’asimmetria iniziale.

La ricerca bibliografica comprendeva Web of Science, PubMed e SPORTDiscus fino ad aprile 2025. Il dossier dà accesso all’abstract su PubMed, non al testo integrale.

Meno asimmetria, ma guadagni specifici per i compiti

Le riduzioni dell’asimmetria erano più regolari con i programmi mirati rispetto a quelli generali, e con l’allenamento unilaterale rispetto a quello bilaterale. L’abstract non fornisce però una dimensione dell’effetto che permetta di quantificare il vantaggio.

La maggior parte degli interventi migliorava anche la prestazione fisica. I programmi mirati e unilaterali producevano generalmente maggiori guadagni nei compiti eseguiti su una sola gamba. Al contrario, l’allenamento bilaterale mostrava effetti più favorevoli nei compiti che coinvolgevano entrambe le gambe.

Il risultato non indica quindi un allenamento vincente per tutti gli obiettivi. Ridurre una differenza tra i lati e migliorare una prestazione bilaterale sono due esiti distinti.

La prevenzione degli infortuni non è dimostrata

L’abstract ricorda che le asimmetrie sono state associate a un maggior rischio di infortunio e a prestazioni peggiori. Questa associazione non basta a dimostrare che correggerle prevenga gli infortuni. I risultati riportati qui riguardano le asimmetrie e la prestazione.

I protocolli e le misure variavano tra gli studi, il che limita la generalizzabilità. Gli autori chiedono ulteriori ricerche di qualità per confermare la superiorità degli approcci mirati e formulare raccomandazioni precise. Questa revisione non permette quindi di stabilire un volume aggiuntivo da imporre alla gamba più debole.

I limiti da tenere a mente

È stato consultato solo l’abstract su PubMed. I protocolli e le misure sono eterogenei, e in questo estratto non viene fornita alcuna dimensione dell’effetto. I risultati riguardano atleti sani di età compresa tra 12 e 30 anni. Non è stato possibile verificare i finanziamenti, i conflitti di interesse e i dati dettagliati sulla sicurezza.

Cosa possiamo ricavare

Concentrarsi sull’arto più debole sembra aiutare a ridurre le asimmetrie nei giovani atleti. Questo non dimostra né un miglioramento superiore di tutte le prestazioni, né una prevenzione degli infortuni.

Fonti e provenienza

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