Stimolazione elettrica e deterioramento cognitivo lieve: un segnale esplorativo in venti partecipanti

Aggiungere una stimolazione elettrica a un training cognitivo digitale potrebbe migliorare alcuni risultati ai test, ma non dimostra ancora un beneficio nella vita quotidiana. In anziani con deterioramento cognitivo lieve, un piccolo studio riporta una buona fattibilità e un segnale esplorativo sul controllo inibitorio. Il dossier dà accesso soltanto all’abstract PubMed.

Illustrazione di una stimolazione elettrica transcranica associata a un training cognitivo su schermo.
Gadget & TechIllustrazione editoriale, non un dato dello studio.

Uno studio concepito soprattutto per valutare la tollerabilità

I ricercatori hanno studiato una stimolazione transcranica a corrente alternata, o tACS, applicata alla corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra durante un training cognitivo digitale. Questa tecnica utilizza una corrente elettrica alternata. L’ipotesi esaminata è che possa potenziare gli effetti del training, senza che questo meccanismo costituisca una prova di efficacia.

Dieci anziani con deterioramento cognitivo lieve hanno ricevuto cinque sedute giornaliere, a una frequenza di 6 Hz e un’intensità di 3,2 mA. Il loro andamento è stato confrontato con quello di dieci partecipanti del gruppo placebo di uno studio randomizzato, che svolgevano lo stesso training con una stimolazione simulata. L’abstract non consente di precisare ulteriormente le modalità di assegnazione dei partecipanti a questo confronto.

Tutti i partecipanti hanno completato il trattamento. Durante le sedute attive sono stati riportati effetti indesiderati lievi e moderati, senza eventi gravi osservati. Questa osservazione riguarda un piccolo campione e una breve serie di sedute, non la sicurezza di un uso prolungato o autonomo.

Un risultato favorevole in un test, non sull’intera cognizione

Il segnale più netto riguarda gli errori nel test delle antisaccadi, utilizzato per valutare il controllo inibitorio: la capacità di impedire una risposta automatica. L’andamento differiva tra i gruppi a favore della stimolazione attiva. Non è stato invece osservato alcun effetto specifico della stimolazione sul tempo di reazione.

Le prestazioni di memoria verbale e visiva sono cambiate nel tempo, ma l’abstract non riporta differenze che consentano di attribuire questo cambiamento alla stimolazione. Per le capacità visuocostruttive, il risultato è descritto come una tendenza, non come un effetto accertato.

L’abstract non fornisce l’entità assoluta del beneficio sul controllo inibitorio. È quindi impossibile valutarne la rilevanza pratica, in particolare per l’autonomia o le difficoltà cognitive quotidiane.

Cosa possiamo ricavare da questo studio

Questi risultati sostengono soprattutto la possibilità di condurre questo tipo di intervento in un contesto di ricerca. Non dimostrano né un miglioramento generale della memoria né un rallentamento del declino cognitivo.

Gli autori presentano le analisi di efficacia come esplorative e chiedono una conferma nello studio randomizzato in corso. Il finanziamento e i conflitti di interesse non sono verificabili sulla base del dossier fornito.

I limiti da tenere a mente

È stato consultato soltanto l’abstract PubMed. Il confronto riguarda venti partecipanti e cinque sedute. Le modalità esatte di assegnazione ai gruppi, l’entità assoluta degli effetti e la loro persistenza non sono precisate nell’abstract. Non vi è riportato alcun beneficio nella vita quotidiana.

Cosa possiamo ricavare

L’associazione tra stimolazione elettrica e training cognitivo merita ulteriori studi. Questo piccolo lavoro non basta a giustificarne l’uso per migliorare la memoria.

Fonti e provenienza

Partager cet article

X f in

Un errore o una fonte da segnalare? Contattare la redazione.