Lp(a) bassa: un’analisi di FOURIER rassicura su diversi rischi, ma rileva un legame con il diabete

Una bassa concentrazione di lipoproteina(a), o Lp(a), comporta rischi? Un’analisi dello studio FOURIER offre elementi rassicuranti nei pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica. Rileva tuttavia un’associazione con il diabete. Questo risultato non dimostra che abbassare la Lp(a) provochi questa malattia.

Illustrazione della lipoproteina(a), studiata in FOURIER in relazione a diversi eventi avversi e al diabete.
NutrizioneIllustrazione editoriale, non un dato dello studio.

Un’analisi di sicurezza in pazienti già malati

La Lp(a) è considerata un fattore causale dell’aterosclerosi. Mentre sono in corso valutazioni cliniche di trattamenti mirati a ridurla, i ricercatori hanno esaminato se basse concentrazioni fossero associate a determinati eventi avversi.

Lo studio FOURIER aveva assegnato casualmente 27 564 pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica stabile a evolocumab o placebo, in aggiunta a una terapia con statine. Per questa analisi, era disponibile una misurazione iniziale della Lp(a) per 25 090 partecipanti.

La distinzione importante: il trattamento era assegnato casualmente, ma non la concentrazione iniziale di Lp(a). I legami tra questa concentrazione e gli eventi osservati restano quindi associazioni, nonostante gli aggiustamenti statistici.

Nessuna associazione rilevata con diversi eventi avversi

I ricercatori non hanno riscontrato un’associazione tra la concentrazione di Lp(a) e l’insorgenza di ictus emorragico, sanguinamento grave, eventi neurocognitivi, tumori o fibrillazione atriale. Questo risultato riguardava anche i partecipanti con una Lp(a) inferiore o uguale a 13 nmol/L.

Questi risultati sono rassicuranti per gli eventi studiati in questa popolazione. Non dimostrano né un’assenza totale di rischio né la sicurezza a lungo termine di tutti i trattamenti in grado di abbassare la Lp(a).

Il segnale sul diabete non dimostra un effetto del trattamento

Una Lp(a) iniziale più bassa era associata sia al diabete già presente sia all’insorgenza di diabete durante il follow-up. Per ogni concentrazione iniziale inferiore di 50 nmol/L, l’hazard ratio aggiustato per il diabete di nuova insorgenza era di 1,05, con un intervallo di confidenza al 95 % da 1,02 a 1,08.

Si tratta di un’associazione relativa, non di un aumento di cinque punti percentuali del rischio assoluto. L’abstract non fornisce i numeri di casi necessari per esprimere questa differenza in termini di rischio assoluto.

Parallelamente, evolocumab non ha aumentato il rischio di diabete, indipendentemente dalla Lp(a) iniziale. Una concentrazione naturalmente bassa e una riduzione ottenuta con un trattamento non possono quindi essere equiparate sulla base di questi risultati.

I limiti da tenere a mente

È stato consultato solo l’abstract su PubMed, non il testo integrale. La durata del follow-up, i rischi assoluti, il finanziamento e i conflitti di interesse non sono specificati nell’estratto fornito. Le associazioni con la Lp(a) iniziale non dimostrano un rapporto causale e non sono direttamente generalizzabili alle persone senza malattia cardiovascolare né agli altri trattamenti mirati alla Lp(a).

Cosa possiamo ricavare

Questa analisi non giustifica il considerare una Lp(a) bassa come pericolosa di per sé. Il legame osservato con il diabete va distinto dagli effetti di un trattamento: con evolocumab non è stato rilevato alcun aumento dei casi di diabete.

Fonti e provenienza

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