Disturbo cognitivo lieve: osservata una riduzione del consumo di alcol dopo un supporto nutrizionale

Un supporto alimentare che non si concentri esclusivamente sull’alcol potrebbe aiutare a ridurne il consumo. Nelle persone anziane con disturbo cognitivo lieve, un’analisi secondaria dello studio BrainFit-Nutrition riporta una riduzione dopo 12 mesi in due gruppi di consulenza nutrizionale. Tuttavia, l’abstract disponibile non permette né di quantificare questa riduzione in bicchieri giornalieri né di concludere che vi sia un miglioramento cognitivo.

Illustrazione di un supporto nutrizionale relativo all’alimentazione e al consumo di alcol in una persona anziana.
NutrizioneIllustrazione editoriale, non un dato dello studio.

Due approcci di supporto alimentare a confronto

L’analisi riguarda 189 partecipanti che dichiaravano di consumare alcol all’inizio, su un totale di 270 persone coinvolte nello studio. L’età media era di 70,6 anni e il 52 % era costituito da donne. Tutti presentavano un disturbo cognitivo lieve.

I partecipanti ricevevano una consulenza nutrizionale di gruppo, basata su un’alimentazione vegetale con alimenti poco trasformati oppure sulle raccomandazioni della Società tedesca di nutrizione. Lo studio comprendeva anche un intervento cognitivo computerizzato, nell’ambito di un disegno fattoriale. L’abstract non ne descrive in dettaglio l’influenza sui risultati presentati.

Il consumo era espresso in bicchieri standard contenenti 10 grammi di alcol. Il follow-up si svolgeva a 12 mesi, con dati imputati per 15 partecipanti.

Una riduzione osservata, senza superiorità di un approccio

Il consumo di alcol è diminuito in modo statisticamente significativo in entrambi i gruppi. Le dimensioni dell’effetto standardizzate riportate erano di 0,30 per il supporto basato sull’alimentazione vegetale e di 0,39 per quello basato sulle raccomandazioni tedesche. Questi valori non indicano il numero di bicchieri consumati in meno.

Non è stata rilevata alcuna differenza statisticamente significativa tra i due approcci. Questo non ne dimostra l’equivalenza, ma non permette di privilegiare l’alimentazione vegetale per ridurre il consumo di alcol.

L’abstract non presenta un confronto con un gruppo senza supporto nutrizionale. La riduzione osservata non può quindi essere attribuita con certezza alla sola consulenza alimentare.

Differenze tra donne e uomini da confermare

Nelle donne, l’abstract riporta una riduzione significativa solo nel gruppo che seguiva le raccomandazioni tedesche. Questo risultato non basta a dimostrare che tale approccio sia più adatto a loro: una differenza di significatività tra sottogruppi non dimostra, da sola, una differenza di efficacia.

Tra gli 84 partecipanti che avevano ridotto il consumo, un consumo iniziale più elevato, un’età più avanzata e una maggiore adesione al supporto erano associati a una riduzione maggiore. Queste associazioni, studiate in un sottogruppo selezionato, non dimostrano che tali fattori causino la riduzione.

Che cosa non dimostra questo studio

Il risultato riguarda il consumo di alcol, non la prevenzione della demenza né un miglioramento della memoria. Non permette neppure di generalizzare l’effetto agli adulti senza disturbo cognitivo lieve.

L’interesse di questa analisi sta nel suggerire che un supporto alimentare più ampio potrebbe contribuire a ridurre il consumo di alcol. Non fornisce un protocollo individuale né un confronto con un intervento dedicato specificamente all’alcol.

I limiti da tenere a mente

È stato consultato solo l’abstract PubMed fornito, non il testo integrale. I consumi iniziali e finali in valori assoluti non sono disponibili. L’analisi è secondaria, comprende dati imputati e non presenta un gruppo senza supporto nutrizionale. Il finanziamento e i conflitti di interesse non sono stati verificati.

Cosa possiamo ricavare

Due approcci di supporto nutrizionale sono associati a una riduzione del consumo di alcol a 12 mesi nelle persone anziane con disturbo cognitivo lieve. Nessuno mostra una superiorità e questa analisi non dimostra alcun beneficio cognitivo.

Fonti e provenienza

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